Trova la stufa per te:

L’inquinamento causato dalla combustione della legna

Sempre più spesso, in questi ultimi tempi, l’opinione pubblica sta mettendo sotto accusa i focolari considerandoli responsabili dell’inquinamento atmosferico.

La questione è molto più complessa rispetto a quello che emerge ultimamente dai media e da quello che la maggior parte sostiene di sapere. Inoltre è molto semplice incolpare coloro che utilizzano la legna come combustibile in quanto sono facilmente individuabili, ma quanti sono coloro che fanno uso di svariati combustibili in modo non controllato?
È altrettanto vero però che tante stufe, caminetti o simili vengono utilizzati o gestiti in maniera non corretta.
La maggior parte delle volte la colpa è da individuare nella cattiva abitudine, consolidatasi purtroppo nel tempo, di bruciare nei caminetti anche legna verde e cioè non essiccata. La legna tagliata e stipata in primavera, non è pronta per essere utilizzata durante l’inverno successivo come invece spesso accade.

La legna non sufficientemente essiccata comporta diversi problemi tra i quali il fatto che non produrrà mai una combustione ottimale; inoltre il potere calorico della legna non secca, può ridurre del 40% o 50% la resa stessa. E ognuno può arrivare a questa conclusione riflettendo sul fatto che l’acqua non brucia, non produce calore e che quindi l’essiccazione della legna nella camera di combustione diminuisce la resa energetica.

Sarebbe buona regola che la legna tagliata e spaccata venga stipata da 2 a 4 anni all’aperto (legna tenera due anni – legna dura dai 3 ai 4 anni). La legna tenera, normalmente di aghifoglie, essicca da 1,5 cm a 2 cm in profondità per anno mentre la legna dura (latifoglie) circa 1 cm massimo 1,5 cm per anno.

Una combustione non completa produce residui ed emissioni che fuoriescono con i gas di combustione verso l’esterno: si depositano sotto forma di catrame sulle pareti interne della stufa, nei suoi canali, nella canna fumaria e in parte fuoriescono sotto forma di polveri fini e altre sostanze chimiche inquinanti e tossiche.

Per evitare che un uso non corretto delle stufe provochi un ulteriore inquinamento dell’ambiente, sarebbe compito di noi venditori e costruttori di stufe educare i nostri cliente, istruendoli con  piccoli accorgimenti da seguire nel momento dell’utilizzo della stufa.

Lo stesso compito dovrebbe essere poi svolto dai giornalisti e dai media, informando gli utenti sull’utilizzo esclusivo di legna ben essiccata per le loro stufe.

Noi possiamo affermare che le stufe Tulikivi se usate correttamente, e alimentate solamente con legna secca, producono emissioni che rimangono di gran lunga al di sotto dei valori richiesti dalle più severe normative europee e internazionali.

Deve essere ben chiaro che le stufe non sono delle pattumiere all’interno delle quali è possibile bruciare tutto quello che non si vuol buttare nella discarica. Bruciare settimanali o altra carta lucida è molto inquinante. Plastica, cartoni, cartoni plastificati, legno laccato o comunque trattato, pannelli trucciolari o simili, non fanno parte del materiale combustibile utilizzato da persone responsabili e attente all’ambiente. Frenare la combustione chiudendo o frenando l’afflusso dell’aria è un altro errore che porta all’inquinamento atmosferico.

Sarebbe giusto che da parte della politica, della stampa e dei mass media si iniziasse a informare ed educare i proprietari dei fuochi casalinghi su come usare le varie apparecchiature installate prima di ”gridare” sempre che sono i fuochi casalinghi a produrre la maggior parte dell’inquinamento da polveri fini.

Prima di tutto dobbiamo valutare come il calore prodotto dalla legna viene diffuso: come calore convettivo o come calore radiante?
Il calore convettivo riscalda l’aria; il calore radiante l’involucro, la casa, i mobili, tutto quello che impedisce al raggio infrarosso di penetrare.
Con il calore radiante si hanno i muri caldi e possiamo diminuire la temperatura dell’aria senza diminuire il benessere; anzi le persone si sentiranno più a loro agio perchè l’aria che respirano sarà più salubre per la mancanza di polveri (anche di polveri combuste). L’umidità nell’aria rimane invariata e anche gli ioni negativi, che giocano un ruolo importante nell’ossigenazione dell’uomo.

Sentiamo spesso che la temperatura dell’aria negli ambienti non dovrebbe superare i 18 gradi. Con un sistema di riscaldamento convettivo sicuramente le persone non si troveranno a loro agio; riscaldando però con un sistema ad irraggiamento, i muri raggiungeranno una temperatura di 16-17° e allora una temperatura di 18-19° dell’aria sarà sicuramente possibile senza diminuire il benessere abitativo. In più risparmiare 1 grado di temperatura aria vuol dire risparmiare 5% di consumo del combustibile e in automatico si avrà non solo un risparmio ma anche una diminuzione dei gas di combustione e con ciò meno polveri.

Parlando di fuoco casalingo dobbiamo inoltre distinguere il loro funzionamento: caminetto di vecchio stile (fiamma all’aperto senza controllo di combustione), caminetto chiuso (quasi sempre ventilato – un ventilatore elettrico propaga anche via canali l’aria calda nella casa), stufe a legna in ghisa, metallo o altro  materiale (stufe cioè a fuoco continuo le cui superficie raggiungono temperature molto elevate, funzionando in questo caso come stufa convettiva e solo nella fase di raffreddamento potranno essere  chiamate stufe ad irraggiamento), stufe a pellet tradizionali (sono sempre stufe a produzione di aria calda), stufe ad accumulo in muratura (materiale refrattario), in pietra ollare o altri materiali che riescono ad accumulare l’energia prodotta dalla combustione di legna. Uno studio condotto in Germania sul calore radiante nelle abitazioni, conferma che utilizzando questo tipo di calore si ha un risparmio del 50% sul costo del riscaldamento.

Guardando il funzionamento delle stufe dobbiamo inoltre distinguere le stufe per il tempo che funzionano cioè quante ore al giorno rimane acceso il fuoco. Possiamo distinguere le stufe in due categorie: quelle a fuoco continuo e le stufe con un tempo di combustione determinato. I caminetti e le stufe a calore convettivo producono caldo fino a quando la fiamma sarà accesa poi la temperatura si esaurirà rapidamente. In una stufa ad accumulo invece avremo la fiamma per un tempo determinato, a seconda della struttura e dei materiali da 2 a 5 ore, poi il caldo accumulato viene emanato per le successive ore, anche 24, 36 o più ore. In tutto questo arco di tempo sicuramente non viene prodotto inquinamento di qualsiasi tipo. Inoltre le stufe ad accumulo bruciano a temperature elevate con rese molto alte.

Stufe e caminetti antiquati devono essere sostituiti o rigenerati, diversamente sarà difficile parlare di fuoco casalingo pulito. Possiamo essere certi che il fuoco casalingo se acceso in stufe o cucine con un tecnologia al passo con i tempi, riduce l’inquinamento e non è per niente peggio o più inquinante di altre fonti di calore dove spesso l’inquinamento viene nascosto o taciuto perchè prodotto alla fonte.

Dobbiamo essere noi fornitori e venditori i primi a consigliare ed educare l’utente. Se non svolgiamo anche questo tipo di lavoro, in futuro gli utenti saranno costretti a subire severi controlli da parte della legge sul corretto impiego delle stufe o simili o peggio ancora ci troveremo di fronte al divieto di utilizzo – per scaldare i giorni freddi durante l’inverno – del combustibile più vecchio al mondo: la legna.

www.stufetulikivi.it

News

I nostri clienti

Eventi